Rimandata a settembre

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Sono impreparata. Sono impreparata a vederti crescere, a farti staccare lentamente da me.

Prima ero impreparata nel tenerti in braccio tutto il giorno, a sentirmi costantemente una mucca, alla privazione di sonno (anche se non me ne hai mai fatta fare troppa).

Insomma, le mamme si sentono sempre impreparate.

Ma forse è la cosa più bella del mondo. È bello imparare insieme, mettersi alla prova, lasciarsi andare e poi riprendersi con rinnovato amore e incondizionato affetto.

Sarà bello insegnarti l’indipendenza, così come l’hanno insegnata a me. Che non vuol dire “Arrivederci e grazie, famiglia, ora che so cavarmela a mai più rivederci se non alle Feste Comandate”. Ma vuol dire “So stare in piedi, sono in equilibrio, sono capace di bastare a me stesso. E di amare gli altri”.

Sarà dura lasciare la tua manina paffutella e le tue guance sbavolose, ma lo farò. Per il bene tuo e mio. Per guardarti con il petto gonfio d’orgoglio e gli occhi pieni di lacrime di gioia.

Per essere ancora me.

Con te accanto.

Però

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Nove mesi abbondanti e 4 denti, con altri in arrivo.

Tua nonna stamattina ti ha portato sull’altalena. E non so nemmeno se fosse la prima volta che lo faceva.

Ed è una cosa che va benissimo, perché è giusto che giochiate e passate del bel tempo insieme.

Ma volevo essere io, ecco. A portarti sull’altalena per prima, vedere la tua espressione di quando ci saresti salito.

Stamattina, sonno a parte, ero così felice del sorriso semplice e complice che mi hai fatto, quando dopo la poppata delle 05.30 ti ho messo coricato sulla mia pancia, mi hai guardata negli occhi e mi hai sorriso.

E invece adesso sto pensando a tutte le cose che mi perderò, che volente o nolente non vedrò e non farò con te la prima volta, perché sarò al lavoro, sarò via, sarò boh.

Ma bisogna farsene una ragione, gioire della tua gioia ed essere contenti che, quantomeno, eri con una persona amata e conosciuta che ci ha potuto raccontare la cosa nei dettagli senza scocciarsi.

Però MEH.

Cinque anni

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Mi è capitato di rileggere un post di circa 5 anni fa, in cui confrontavo com’ero a 25 anni e a 30, evidenziando quante cose possano succedere in 5 anni e quanti cambiamenti possa subire la vita.

Il post finiva con un “Non oso pensare a cosa mi aspetta tra 5 anni…”

…da allora, ho cambiato tutto l’arredamento di casa.

Ho continuato a coltivare con costanza le mie passioni.

Ho, fortunatamente, sempre molti amici.

Mi sono sposata con il mio coinquilino! Giornata perfetta.

Il lavoro purtroppo è rimasto lo stesso, ma almeno c’è.

Ho viaggiato ancora tanto, ma ho visto meno concerti.

Ho visto l’aurora boreale!

Le serate pigre a guardare la tv sono aumentate (per un periodo).

Le ore di sonno diminuite.

Non reggo più ufficialmente l’alcool.

Ascolto sempre bella musica.

Sono rimasta incinta.

Mi sono goduta la gravidanza, nonostante qualche problemino qua e là.

Sono diventata mamma di Martino!

Il mio cuore e quello del mio coinquilino è esploso.

La vita è stata completamente rivoluzionata, la stanchezza cresciuta esponenzialmente, e così la gioia.

Ogni giorno è diverso e passa supervelocemente, anche se a volte non sembra proprio.

I miei obiettivi e i miei sogni hanno subito uno stallo, ma per una motivazione più che valida, e possono rimanere lì a tempo indefinito, ma non dimenticati.

Curiosa come una scimmia per i prossimi 5 anni!

Ossessione

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Ci sono dei momenti in cui vorresti fermare tutto, tirare un profondo respiro, sorridere e dire: “Ecco: questo non lo dimenticherò mai.”

Ma non è possibile, non funziona così.

Ho l’ossessione di volermi ricordare tutto di te, di noi, la nostra complicità, i nostri giochi, il profumo della tua pelle e del tuo alito, dolce e innocente. La tua incredibile forza, i tuoi sguardi quando scopri qualcosa di nuovo, i tuoi buffi sforzi per stare in piedi le prime volte, quando assaggi un sapore diverso dal solito.

Come avrei voluto fissare nella memoria specifici momenti con tuo padre, che ricordo solo nel momento in cui qualcun altro li nomina, ed io: ”Ah, già, me lo ero proprio dimenticato; peccato”.

E altrettanto mi succede con tutte le persone importanti per me, la mia famiglia, i miei amici.

Non voglio credere che il reset delle informazioni da ricordare sia un processo randomico del cervello; mi piace pensare che il cuore ci metta il suo, dicendo “Ehi, vi ricordate qui quanto siamo stati bene/male? Questo è da tenere. Questi giorni invece sono stati tutti troppo uguali o tristi per lasciare traccia, mandiamoli via.”

Credo di avere nella testa una enorme scatola cinese con miliardi di cassettini, tutti contrassegnati da una apposita ma buffa etichetta, tipo “Primino al liceo che ti ha rovesciato addosso il caffè”, “Capriole di Martino nella pancia”, “Dichiarazioni d’amore ubriache”, “Profumo di pizza”, e cose così.

So di dover lasciare andare via un sacco di cose, ma non smetterò di sforzarmi di fare delle Polaroid mentali.

Benvenuto!

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Sono passati poco più di 5 mesi dalla tua nascita e mi sembra doveroso farti almeno un saluto. Non voglio trasformare questo blog in quelli stile “mamma oggi”, “mamma ribelle”, ecc. ma certo è che quando diventi mamma, tutto, ma proprio tutto, ruota attorno alla carne della tua carne.

Le notti sono spezzettate.

I risvegli dettati dalla fame (non tua).

I pasti sono spesso freddi, mangiati con una mano sola, solitari.

Le faccende di casa affidate al 90% alla donna delle pulizie o alle nonne.

Sei obbligata a diventare una interprete di pianti e se sbagli, son mal d’orecchie (e non solo!) per ore.

Fai passeggiate con passeggino per i percorsi A, B, C, D perché più salutare e non sempre hai una macchina a disposizione e poi, con un bambino, che sbatti la macchina.

La tua soglia di sopportazione dello schifìo sale per forza di cose, a furia di cambiare pannolini, lavare rigurgitini, aspirare nasini.

Spesso ti manca la tua vita di prima, e sei nostalgica perché non tornerà, mai più.

Ma ci si abitua, a tutto, come per tutte le cose.

Non ci si abitua mai, invece, al tuo sorriso sdentato la mattina appena sveglio: il cuore semplicemente esplode, non pensavi ci potesse essere qualcuno così contento di vederti.

Nè di come ti calmi tra le mie  braccia, anche se fino a due minuti prima strillavi in braccio a chiunque altro.

Potrai essere stanca, frustrata, nervosa, incazzata, malinconica, ma sempre, sempre, se ti è lontano per più di un’ora già ti manca.

 

Relax

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In questo periodo, lavoro a parte, sto comunque pensando ad un sacco di cose, anche se con ritmi diversi rispetto a prima.

Ogni volta che mi prende la smania per qualcosa, il mio corpo reagisce nella maniera che sa ovvero si velocizza all’inverosimile. Ma adesso, con te che sei parte di me, se faccio qualcosa molto velocemente sto male, mi manca il fiato, e quindi tiro un bel respiro e mi calmo, rallento. Sento cosa vuole comunicarmi il mio corpo, le sue necessità prima di tutto.

E credo che sarebbe un ottimo modo di agire a prescindere da una gravidanza.

Non dico di essere intimisti e di interiorizzare qualsiasi cosa, questo no, non è salutare. Ma avere il coraggio di estraniarsi dalla vita frenetica di tutti i giorni, concedersi del tempo per riflettere e per fare le proprie scelte, insomma, mi sembra più che giusto, mi sembra doveroso nei confronti di noi stessi.

Come fare a godersi una serata di ozio davanti alla tv, altrimenti? Come apprezzare le piccole cose, una colazione fatta con calma, un vaffanculo in meno all’autista di fianco in tangenziale, un attacco di fegato amaro in meno…?

Qualcuno mi ha detto che aspettare un bambino rende più ricettive. Forse, non saprei; certo è che cambia il focus. Una delle mia cose preferite è che quando sei tanto preso da qualcosa e stai per cascarci con tutte le scarpe ti suona un campanello che ti frena all’improvviso e dice “Ehi, ma quel mondo lì, a chi interessa? Ne hai bisogno davvero in questo momento?” e impari a mandare un po’ più al diavolo ciò che non è di fondamentale importanza, qui e ora.

E la nonchalance con cui lo fai è, al tempo stesso, impressionante e galvanizzante.

Occhi puntati

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Quanto è bello fermarsi un secondo in più al semaforo e guardare quello che sta facendo la persona nella macchina dietro o a fianco a te?

Il pedone che sta per perdere il tram e corre a perdifiato rischiando l’osso del collo sul marciapiede, col gradino che non aveva visto?

Osservare davvero la gente, guardare quando non sanno di essere visti.

Un barbone che, fermo all’angolo della strada, parla piano col suo cane, che lo guarda con occhi adoranti e poi gli poggia la testa sul ginocchio in un gesto di tenerezza.

Il papà che accompagna a scuola la figlia con passo veloce e occhiaie da record, ma che trova anche il tempo di sorriderle e parlare delle Winx.

La vecchietta che alle otto e mezza di mattina ha già la sporta piena e aspetta di attraversare le strisce, e ti ringrazia con un sorriso tutto rughe se la fai attraversare.

Un ragazzino infreddolito ancora pieno di sonno che porta il cane a fare la sua passeggiata mattutina.

Due donne che ridono come ragazzine, una risata vera e piena, che se ne fregano della gente lì intorno e continuano a raccontarsela.

Uno che sta cantando a squarciagola coi finestrini chiusi, e dal labiale capisci che state ascoltando la stessa stazione.

E il mondo ti sembra subito un po’ meno grigio.